Tubetti con cozze e fagioli

Ingredienti per 4 persone

1 Kg e mezzo di cozze

400 gr di tubetti (lisci, rigati, tubettini, paternostri)

250 gr di fagili cannellini

mezzo bicchiere di vino bianco secco

qualche goccia di limone

una decina di pomodorini maturi

aglio

olio evo

pepe

peperoncino

una manciata di prezzemolo

A volte la memoria si forma nei posti e con le persone sbagliati e i suoi segni vanno corretti.

Certo adesso è il piatto che crea e lascia andare, per me, ricordi di serate invernali, e non solo natalizie, tra quelli che Gabriele chiama gli amici del cuore. Adottata con amore dalla Toscana, com amore ho importato in Toscana questa minestra. Ma c’è un’altra ragione, per questo.

I tubetti con le cozze a Taranto, nella mia città, sono piatto delle feste di Natale. Facile, caldo, povero.

Un piatto della famiglia a Santa Cecilia, alla vigilia – alle vigilie, ben più importanti delle feste vere, cene di falso magro, pesce e cozze.

Mi raccontava il professor Giacinto Peluso, nel suo ultimo periodo, quando ancora non aveva perso la voglia di essere la voce di Taranto, la sua memoria, il suo cantastorie, che la sera di Santa Cecilia, il 22 novembre, festa che apre il Natale tarantino -pare, il più lungo d’Europa-, in quella sera di Santa Cecilia, c’era in tavola una cena di 14 portate, 14 piatti, cose facili, mica come ora, le rape, due cozze, la cicoria, le pettole di pasta fritta, e già ne avevi ne fatto quattro con quattro soldi. Insomma tra le 14 portate – verità o leggenda di questo numero non è dato sapere, mancando conferme sicure alla tradizione orale – c’erano i tubetti con le cozze.

È dunque piatto tipico, che sa di casa. Sapido, specie nei mesi che hanno la erre nel nome, novembre, dicembre, quando le cozze tarantine sono migliori.

Anche se devo dire che, invece, a casa mia, l’ho mangiato poco, se non per sbaglio e in tempi molto recenti. Mio padre, poco incline alle tradizioni di città, lui meticcio, spezzato tra collina e mare, diffidente verso minestre brodose e poco rosse di pomodoro, pensava che ogni piatto senza spaghetti fosse sprecato. Quindi spaghetti con le cozze, Santa Cecilia, vigilia, Natale, Santo Stefano, Pasqua e pure Ferragosto.

E manco al tubetto di cui parlo qui, che alle cozze tradizionali aggiunge i fagioli cannellini, è legato un bel ricordo, come al contrario potrebbe pensarsi: niente infanzia, sapori di casa e posti giusti.

L’ho scoperto, il tubetto cozze e fagioli, quando ero a cena fuori una sera di Santa Cecilia. L’ultima dell’ultimo anno che avrei passato in città, ma ancora non lo sapevo. Non si fa. Non avrei dovuto farlo, lasciare tutto per andare a cena fuori con uno sconosciuto, un forestiero con una brutta macchina bianca, non ci si sposta dal mare, dal borgo vecchio verso l’entroterra, lasciando la famiglia, le bande, il profumo delle pettole. Così di quella sera, in un locale tra le gravine, in una saletta di tufo, mi ricordo solo un forestiero inutile, discorsi di dubbio gusto e la minestra, insieme a un vago senso di fastidio e di colpa verso la città che avevo abbandonato spalmata sotto la discesa. E lei, la città, mi accolse al ritorno con un diluvio planetario. Sa essere vendicativa, con i suoi figli, Taranto, quando vuole.

Da allora i tubetti con le cozze li devo riscattare, li devo circondare di ricordi buoni, li devo liberare dal’eco molesta di essere stata, l’ultima Santa Cecilia a Taranto, nel posto stonato, nel luogo fuori luogo, e nel momento fuorviante per il cuore.

PREPARAZIONE

Pulire le cozze. Lasciare che si schiudano in una padella, con un dito di acqua e qualche goccia di limone.

Scegliere i frutti e filtrare l’acqua di cottura che servirà per cuocere la minestra.

Lessare i fagoli cannellini, dopo averli tenuti a bagno per una notte con un pizzico di sale.

In una pentola scaldare l’olio con l’aglio. Versare le cozze pulite e sfumarle con il vino bianco. Aggiungere i fagioli con un po’ del loro brodo, i pomodorini schiacciati, l’acqua di cottura delle cozze. Sale, pepe e peperoncino.

Cuocere per dieci minuti. Terminare con il prezzemolo tritato finemente.

Lessare la pasta e scolarla per bene. Unire alla minestra di cozze.

Va servita calda, brodosa, piccante.

Se avete fretta, e siete soli, e non ci sono gli amici del cuore a cena, e avete voglia di sentire un attimo della città lontana, mettete nell’olio bollente una confezione di cozze cilene ancora surgelate, un barattolo di fagioli in scatola e due ciliegini da supermercato. Il risultato non è lo stesso, ma la memoria non lo sa.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...