Pensavo fosse più facile, anzi, pensavo fosse facile. Scrivo quattro parole, metto una foto e pubblico.

Non è facile, il tempo, certo, e mille cose che sembrano sempre più importanti e urgenti di quella velleità bambinesca e pruriginosa di scrivere e che pure ti leggano.

Così sono passati alcuni mesi, e per quei mesi il caldo è stato uguale uguale al giorno precedente, forte, che ti alzavi la mattina e il sole picchiava in mezzo agli occchi, nel cervello, e dicevi, ci riprovo domani, col fresco le idee si chiariscono, magari con due gocce di pioggia, e domani portava sempre quel sole nel cervello.

Il sole del duemila non è come quello di quando ero bambina, è più cattivo, resiste, non cala mai, non ha tregua e non ne dà. Mi convincevo che sarebbe stato sempre tanto accecante, che non sarebbe mai arrivata la luce di settembre.

Invece ricomincio, sapendo che è difficile, difficilissimo, un’acrobazia. E non per il sole, ma – lo dico sempre, lo dico ancora – scrivere è difficile, non è un’ispirazione, è un’impresa. Pure su un giornalino da due soldi. Pure se non vorresti fare che quello.

Ci riprovo con delle scadenze, sperando che mi obblighino a rispettare i tempi. La gente che dirà, altrimenti.

Il patto con il lettore, almeno da qui, e almeno per la costanza.

Dunque ancora foto nella sezione T’immagini, ce ne di nuove e se ne pescheranno di vecchie.

Tra i pezzi di vari natura, vorrei un appuntamento fisso, il martedì, diciamo di martedì.

Ogni martedì vorrei un appuntamento fisso.

Il martedì parliamo di cibo, quello che mi ha preso l’anima per qualche ragione. Non so se di tutto potrò fornire le ricette. Potrei cercarle e trascriverle – la mia amica dice, fammi un memorandum, una lista di idee, così non divento matta, ma cose diverse dal solito, però, è stata lei, la scintilla – o forse le inventerò per analogia e con una ragionevole dose di approssimazione. Non sempre saranno cibi cucinati, metti i gelsi del campo di Vittorina, che neppure la marmellata ci si poteva fare, visto che duravano qualche ora dalla raccolta.

Non solo cibo, il martedì potremmo ricordare un vino, una birra, la terribile, limacciosa spremuta di gelsi di Vittorina.

Cibo e ricordi. Cibo e ricordo. Non solo dell’infanzia e non soltanto buono. Che, da sempre, un cibo, un vino o una birra stanno vicino a una persona o a un luogo, e in fondo è lì che voglio arrivare, ai posti e alle persone.

La rubrica potrei chiamarla Madeleine, ma sarebbe scontato. La chiamerò Proust, come Rousseau, una piattaforma un po’ così. Poi si potrebbero addirittura votare le ricette.

Comunque si ricomincia. E buon anno a tutti.

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