Da quando la cattiveria e l’ignoranza sono diventate virtù? Da quando sono diventate valori da sbandierare ai quattro venti? Da quando le conoscenze e la cultura altrui sono diventati strumenti denigratori,  sbattuti in faccia per offendere? Da quando l’essere fascista e razzista è motivo di orgoglio supremo?

Sono stati i social a sdoganare questo esercito di replicanti incattiviti e aridi? o piuttosto una diffusa miseria umana, che come sempre accade, ha cercato un capro espiatorio, un poveretto, uno più disgraziato, per potergli vomitare addosso tutta la frustrazione di una vita.

Quando studiavo tutto questo non era ancora iniziato. Negli ambienti studenteschi e fuori da lì, c’erano persone che discutevano, spesso su fronti opposti, ma il dibattito si svolgeva sicuramente su altri piani e con altro stile. Sì certo i fascisti c’erano anche allora, ma erano meno e avevano più timore a palesarsi. Poi c’erano i qualunquisti. Sì i qualunquisti. Tanti. La generazione è questa. Deve essere successo così. A un certo punto, quei qualunquisti si sono tramutati in tuttologi: sociologi, filosofi, storici e, soprattutto, teorici politici. Tutti rigorosamente formati all’ “Università della vita”. Tutti indefessamente impegnati a fare proseliti o, meglio, followers. E ci sono riusciti, perché si sono moltiplicati.

Adesso chiunque si sente autorizzato a dire la sua, urlando in modo becero e arrogante, in un Italiano offeso e sgrammaticato, senza che dietro queste sequenze di parole – non mi sento di chiamarle “ragionamenti” – ci siano fonti attendibili, una motivazione o un’informazione adeguata.

Slogan e anatemi sprigionati da frustrazioni e malesseri personali, che niente hanno a che fare – né tantomeno sono stati generati – dalle disgrazie altrui, dalle tragedie, vere, vissute da povere persone che, come unico torto, hanno avuto quello di nascere nella parte sbagliata del mondo.

Ma l’odio, gratuito, continua a diffondersi, un odio che polarizza l’Italia tutta, da nord a sud. Che spinge tanti, troppi, soldatini ammaestrati a dare fiato e inchiostro a terribili proclami, all’indifferenza più assoluta – quando non è vera e propria soddisfazione – di fronte a centinaia di vite perdute, sogni e pagelle che si inabissano nel mare.

Non credo né ai confini, né ai muri, ma come diceva Vittorio Arrigoni, “credo che apparteniamo tutti, indipendentemente dalle latitudini e dalle longitudini, alla stessa famiglia, che è la famiglia umana”

Quei corpicini smembrati, quelle vite potate ancora prima di fiorire
 saranno un incubo per tutto il resto della mia vita,
e se ho ancora la forza di raccontare della loro fine
 è perché voglio rendere giustizia a chi non ha più voce,
forse a chi non ha mai avuto orecchie per ascoltare.
 
Restiamo umani
(V. Arrigoni)

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...